Spettacolo di tradizione locale ad Avigliano
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Il laboratorio Teatrale “Amici Per Sempre” di Avigliano (Pz), in collaborazione con il “Gruppo Artistico Fontana San Giorgio” di Pietragalla (Pz), presenta “Gli CUNDe a gli FATTe rë na Vóta“.
Come segnalato in redazione, si tratta di uno spettacolo sulla tradizione locale, con il testo e la regia di Vincenzo Ferrara, le scenografie, costumi, trucco e parrucco, a cura di Margherita Ferrara, e la Direzione Artistica del “Gruppo Artistico Fontana” di San Giorgio, a cura di Giuseppe D‘Andrea che si svolgerà tra i vicoli del Piano Nardella, in Avigliano (Pz), con ingresso in via Porta Poggio, con 4 spettacoli, a partire dalle ore 20:00, 21:15, 22:15 e 23:15.
Raccontare il passato e intrecciarlo al presente, aiuta a costruire ponti, ad unire esperienze diverse ed arricchire tutti, sia chi trasmette che chi riceve.
Attraverso la recitazione il canto e il ballo si rivivranno 4 momenti della seguente tradizione culturale aviglianese”: 1) La serenata alla Zita (sposa), lo sposo si recava sotto la finestra o il balcone della futura sposa, per dedicarle canzoni d’ amore .
La tradizione voleva che la sposa non si affacciasse subito, per simulare modestia e discrezione, per, poi, accendere una luce o aprire la finestra, nel momento culminante della dedica. 2) Lu Vota vota e la Balestra, era la protezione delle donne, dal corteggiamento. La causa principale degli scontri avveniva quando un giovane di un quartiere cercava di corteggiare una ragazza di un altro rione.
Sconfinare per motivi sentimentali era visto come un vero e proprio affronto e un’invasione di campo.
I giovani del posto si organizzavano per “difendere” le ragazze del proprio rione accompagnati molte volte anche dal padre della corteggiata, respingendo, così, gli estranei anche con la violenza, usando molto spesso “la Balestra”, meglio nota, come coltello dell’Amore donato, poi, dallo sposo alla propria amata come pegno d’amore che era pronta a difendere il proprio amore e la propria unione. 3) Lu corred r la zita e Lu Matrimonij sehret, una parte fondamentale, affinchè i 2 sposi potevano unirsi in matrimonio era il corredo della sposa.
Nei giorni precedenti il matrimonio, il corredo accumulato negli anni dalla sposa (lenzuola ricamate, asciugamani, tovaglie e abiti) veniva esposto pubblicamente nella sua casa paterna.
La suocera e le donne del vicinato ispezionavano minuziosamente i tessuti e i ricami.
Con carta e penna si procedeva, così, all’inventario scritto ed alla valutazione del valore monetario di ogni pezzo.
Se il valore non corrispondeva a quanto pattuito nei capitoli matrimoniali, sorgevano forti tensioni e il matrimonio rischiava persino di saltare.
E allora, gli sposi chiedevano aiuto ad amici o al parroco per fare un matrimonio in piena segretezza.
4) Il banchetto nuziale.
L’inizio del banchetto era quasi sempre preceduto da una poesiola, in dialetto, declamata da una bambina, e da un brindisi fatto dagli adulti, per mezzo dei quali venivano fatti agli sposi auguri di felicità, di prosperità e di lunga vita in comune.
I piatti serviti erano ricchi, vari e gustosi, e venivano spesso innaffiati da buon vino di produzione propria.
Lo sposo, inebriato dal buon vino, diventava, in quel modo, allegro, disinvolto, loquace, la sposa, al contrario, appariva compunta, silenziosa e frastornata.
Seguiva, poi, la distribuzione del “Mustazzuol cu ru zuccher” (il tarallo Aviglianese).
Il tutto si concludeva con balli e canti eseguiti a suon di organetto, chitarra e tamburelli.
Beh, vecchie usanze, davvero indimenticabili.
