Accusati di una rapina in villa, con violenza sessuale, tre persone sono state tratte in arresto e condotte in carcere.
Ad eseguire i fermi, lo scorso 3 novembre, i Carabinieri della Compagnia di Scalea che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Paola, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di tre cittadini di nazionalità rumena.
Il provvedimento restrittivo scaturisce dall’esito di indagini avviate a seguito del gravissimo evento delittuoso avvenuto nella notte del 21 maggio scorso, in località “Piano Grande” di Scalea, nell’abitazione di una coppia di anziani, un 84enne ed una 72enne.
Le indagini serrate e ininterrotte dirette dai magistrati della Procura di Paola, hanno consentito di ricostruire i fatti e di individuarne i presunti autori.
Secondo l’analisi investigativa, quella notte, i tre si sarebbero introdotti nell’abitazione delle vittime attraverso un ingresso posto sul retro, dopo aver infranto il vetro dell’infisso e forzato la chiusura.
Una volta all’interno, armati di un coltello e di una pistola, avrebbero minacciato e malmenato brutalmente gli anziani coniugi, costringendoli a consegnare denaro e monili in oro.
Durante l’azione, l’uomo sarebbe stato immobilizzato, mentre l’anziana avrebbe subito violenza sessuale.
Entrambe le vittime hanno riportato lesioni personali a seguito delle aggressioni.
I primi accertamenti condotti nell’immediatezza dei fatti hanno consentito agli inquirenti di recuperare una consistente somma di denaro, pari a circa 45.000 euro in contanti, che la vittima custodiva nella propria camera da letto e che i malviventi non erano riusciti ad asportare.
Determinanti, per l’attività investigativa, si sono rivelate le testimonianze dirette delle vittime, l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e, soprattutto, le intercettazioni telefoniche e ambientali, insieme all’analisi avanzata di un’ampia mole di tabulati telefonici, che hanno consentito agli investigatori di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre indagati.
Durante le indagini, condotte con rapidità e scrupolo, i militari hanno dovuto anche affrontare oggettive difficoltà dovute all’uso, nelle conversazioni tra gli indagati, di un linguaggio criptico e di dialetto Romanés, superate grazie alla competenza e alla tenacia degli investigatori.
Ulteriori elementi probatori sono emersi dagli accertamenti tecnici eseguiti dal Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri di Messina, che hanno evidenziato compatibilità tra i profili genetici degli indagati e le tracce biologiche rinvenute sul luogo del delitto e sugli indumenti della vittima.
In particolare, questi ultimi accertamenti sono stati condotti con tecniche innovative per addivenire all’ascendenza biogeografica dei responsabili.
Particolarmente complesse sono risultate le operazioni di cattura dei malviventi, che in un primo momento si erano resi irreperibili.
Dopo estenuanti e ininterrotte ricerche, decisivo si è rivelato l’impiego di avanzati sistemi di monitoraggio, tra cui un drone, grazie al quale è stato possibile individuare i fuggitivi e analizzare le loro possibili vie di fuga in fase di cattura.
Durante la fase conclusiva dell’intervento, uno dei ricercati ha tentato di scappare attraverso i tetti, ma dopo un breve inseguimento, è stato raggiunto e arrestato.
Il complesso quadro indiziario delineato dagli inquirenti ha consentito, così, di ricostruire con precisione il modus operandi del gruppo criminale, confermando la gravità dei fatti e la loro riferibilità agli arrestati.
![]()
Direttore Editoriale



