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Potenza, sulla chiusura delle scuole, la dichiarazione di una maestra


Oggi, abbiamo avuto il piacere di ospitare una maestra di una scuola dell’Infanzia di Potenza, Valeria Giorgio, che, in questo periodo molto particolare, ha voluto esprimere sulla sua situazione lavorativa un proprio pensiero, che condividiamo a pieno e che pubblichiamo integralmente.

“Egregio presidente Bardi, egregia ministro Azzolina, chi vi scrive è una maestra di una scuola dell’Infanzia, più comunemente conosciuta come asilo, di Potenza, capoluogo della Basilicata.

La necessità di vergare questa lettera è dovuta alla necessità di farvi partecipi della quotidianità che noi docenti di questo ordine di scuola viviamo nel corso di un periodo oggettivamente difficile per tutti.

Dovremmo essere onorati di essere considerati operatori di un servizio primario e fondamentale per la società, tanto da aver previsto che lo stesso servizio potesse continuare in presenza, con bambini talmente piccoli da non essere tenuti, giustamente, a indossare alcun dispositivo di protezione, nè a rispettare il distanziamento.

Ritengo utile a tal proposito illustrare una nostra giornata scolastica tipo.

Accogliamo con amore, dispensando sorrisi e serenità, bambini dai 3 ai 5 anni di età e, con tanta dedizione, fatica e senso di responsabilità, proseguiamo tra sanificazioni continue di mani, banchi e camici, perchè all’asilo le maestre utilizzano i camici che devono essere sanificati ogni qualvolta un bambino necessiti di abbracci e, così, appello, sanificazione, disegni, sanificazione, coding, sanificazione, educazione civica, sanificazione, gioco libero e, ancora sanificazione.

Da qualche giorno abbiamo cominciato anche le refezioni e, mentre in Basilicata gli altri ordini di scuola sono stati obblgati alla sola didattica a distanza, per il nostro ordine si è determinato un incremento delle ore di presenza.

Decisione che ha determinato il nostro doverci organizzare con una doppia turnazione, mattina e pomeriggio e, con un contratto che prevede 25 ore settimanali, perseguendo l’obiettivo di garantire il più possibile le stesse maestre nelle stesse classi, non potendo peraltro suddividere i bambini in sezioni diverse per evitare possibili contaminazioni al “Covid19“, allorquando una maestra si assenta, perchè capita anche alle maestre dell’asilo, le altre sono costrette a prolungare i propri turni di servizio, dilazionandoli e adeguandoli alle esigenze, con un rischio di contagio che cresce malgrado tutte le precauzioni richiesteci e puntualmente attuate.

È vero che il rischio zero nella situazione attuale non può esistere, ma imporre determinati protocolli e non prendere in considerazione situazioni come quella che ho appena esposto, risulta davvero singolare.

Inoltre, va considerato come il personale Covid previsto dal ministero, che doveva garantire tra l’altro la possibilità di sostituzioni, è nell’impossibilità di farlo essendo stato deputato alla docenza in alcune delle classi nelle quali sono state suddivise le classi precedenti, misura adottata per ridurre il numero di bambini per singola aula, non essendo previsto per loro il distanziamento fisico, come ho già avuto modo di ricordare.

Ringrazio il mio dirigente scolastico e tutti gli altri che, oggi, ancora più di sempre, sono chiamati ad essere padri e madri di una grande famiglia allargata, sostenendoci e affincandoci senza lesinare tempo ed energie.

Da marzo si barcamenano tra DAD, vademecum, piattaforme, DDI, sono diventati geometri, ingegneri, architetti, sociologi, psicologi, operatori sanitari, tra circolari, decreti, protocolli in continua evoluzione e, non di rado, in contraddizione.

Vorrei che fosse chiaro che chi scrive non è la “maestrina repressa” dell’asilo, amo il mio lavoro e i bambini che mi sono affidati, ho scelto con orgoglio, da laurea in lettere, di dedicare la mia vita lavorativa all’ordine di scuola che ospita i più piccoli perchè lo ritengo il più bello, importante e prezioso nel cammino formativo.

Chiedo solo che in un periodo scolastico che verrà ricordato per i banchi a rotelle vuoti, per i compagni che diventano congiunti sugli autobus, per le mascherine indossate a scuola solo se si sta in piedi, disposizione poi cambiata, le docenti della scuola dell’Infanzia vengano considerate insegnanti e non baby sitter, lavoratrici e non pedine su una scacchiera, persone con una propria dignità e non anonimi numeri da incasellare”.

Valeria Giorgio

Redazione

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