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Carcere di Melfi, 2 cellulari scoperti dalla Polizia Penitenziaria

Grazie alla massima attenzione e all’incessante impegno del personale della Polizia Penitenziaria, in Basilicata, nel carcere di Melfi, in provincia di Potenza, nelle ultime ore sono stati rinvenuti 2 cellulari destinati ad un detenuto catanese rinchiuso nel reparto di “Alta Sicurezza”.

Il pacco è stato intercettato durante la mattinata, grazie alla professionalità dei “Baschi Azzurri” operanti nell’istituto carcerario al comando del Commissario Saverio Brienza.

I due telefonini erano ben nascosti all’interno di una forma di formaggio.

A dare la notizia in un comunicato stampa inviato in redazione oggi, mercoledì 23 settembre, è il SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria).

Altre operazioni di questo tipo erano state già eseguite nei mesi scorsi all’interno dell’istituto penale lucano.

“Vivo apprezzamento per la professionalità dei poliziotti penitenziari in servizio nel carcere di Melfi, sempre in prima linea nel contrasto alle attività illecite ed alla diffusione di droga”.

È quanto dichiarato del referente sindacale regionale, Mauro Autobello.

“L’ingresso o il tentato ingresso di cellulari nella carceri è un flusso continuo ed il fenomeno non viene contrastato in maniera adeguata dall’Amministrazione dal legislatore perchè l’indebito possesso ed introduzione di tali apparecchi non configurano precise ipotesi di reato, come invece dovrebbe essere, ma restano semplici violazioni amministrative ai regolamenti interni per un semplice possesso di oggetti non consentiti”.

Questo è quanto espresso in questa occasione da Donato Capece, segretario generale del sindacato.

“È inutile ribadire per l’ennesima volta – aggiunge Capece – che l’utilizzo dei telefonini da parte dei detenuti, sopratutto quelli appartenenti alla criminalità organizzata, può alimentare e favorire le varie attività criminose dettate dall’interno all’esterno delle carceri”.

“Sulla questione relativa all’utilizzo abusivo dei cellulari e di altra strumentazione tecnologica, che può permettere comunicazioni non consentite – conclude Capece – è oramai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo. Inoltre, va previsto anche uno specifico intervento legislativo che punisca severamente coloro che detengono tali apparecchi in carcere, prevedendolo come reato”.

Redazione


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