Il 4 ottobre 1846 rimarrà per sempre impresso negli annali di Avigliano.
In quella data d’autunno di ben 180 anni fa, la cittadina lucana accolse Re Ferdinando II di Borbone, all’epoca sovrano del Regno delle Due Sicilie.
Quello che all’apparenza poteva sembrare uno dei tanti spostamenti della corte borbonica nelle province si rivelò, col senno di poi, una pietra miliare della storia locale: Ferdinando II fu, infatti, l’ultimo sovrano a calcare il suolo di Avigliano.
Accolto dal calore popolare e dalla nobiltà del posto, il Re pernottò nell’antico Collegio (l’odierna sede municipale), per poi spostarsi il giorno successivo nella celebre masseria di Iscalunga, ospite dell’illuminato esponente della borghesia agraria Giulio Corbo, che per l’occasione fu insignito del titolo di cavaliere.
Quella storica giornata fu immortalata anche dal sacerdote e grande poeta aviglianese Don Marco Sabia, che ne descrisse i tratti in un celebre sonetto in vernacolo.
Per comprendere appieno la portata di questo anniversario, è necessario riscoprire le note biografiche e le straordinarie intuizioni di un monarca che, al netto delle successive letture risorgimentali e della damnatio memoriae legata alla repressione dei moti del 1848, impresse una svolta modernizzatrice al Mezzogiorno.
Note biografiche, il profilo di Ferdinando II:
Nato a Palermo il 12 gennaio 1810 da Francesco I e Maria Isabella di Spagna, Ferdinando Carlo Maria di Borbone salì al trono l’8 novembre 1830, a soli vent’anni. Di indole gioviale, schietta, profondamente legata alla cultura del popolo napoletano e insofferente ai rigidi protocolli di corte, si distinse subito dai suoi predecessori per una vicinanza concreta ai sudditi di ogni ceto sociale.
Ferdinando II visse in prima persona le tensioni di un’Europa in fermento. Sposò in prime nozze Maria Cristina di Savoia (la “Reginella Santa”, madre del futuro ultimo re Francesco II) e, rimasto vedovo, Maria Teresa d’Austria.
La sua determinazione nel difendere l’autonomia delle Due Sicilie dalle ingerenze delle grandi potenze come Inghilterra e Francia lo spinse a un isolamento politico che si rivelerà fatale per le sorti del Regno, spentosi anzitempo a Caserta il 22 maggio 1859, alla vigilia del crollo della dinastia.
Il Regno dei Primati: le grandi opere economiche e industriali
Nonostante le aspre critiche per la svolta assolutista post-1848 – che gli valse l’ostile soprannome di “Re Bomba” a causa del bombardamento di Messina – il governo di Ferdinando II fu caratterizzato da una straordinaria stabilità finanziaria e da primati tecnologici assoluti in Italia e in Europa.
Settore
Principali Realizzazioni sotto Ferdinando II
Infrastrutture e Ferrovie
Inaugurazione della Napoli-Portici (1839), la primissima linea ferroviaria della penisola italiana.
Industria Pesante
Fondazione e sviluppo del polo siderurgico e metalmeccanico delle Officine di Pietrarsa, all’avanguardia in Europa per la produzione di locomotive.
Ingegneria Civile
Costruzione del Ponte Real Ferdinando sul Garigliano (1832), il primo ponte sospeso a catene di ferro dell’Europa continentale.
Marina e Commercio
Potenziamento della flotta che rese la Real Marina borbonica la seconda marina commerciale al mondo e la terza militare d’Europa.
Finanza Pubblica
Rigorosa opera di risanamento del bilancio statale, con la pressione fiscale più bassa d’Europa e titoli di Stato quotati al di sopra del valore nominale a Parigi.
La Lucania e l’eredità di un passaggio storico.
Il viaggio d’autunno del 1846 fu un’occasione per Ferdinando II di toccare con mano le esigenze di una periferia difficile come la Basilicata.
Pochi anni dopo quel soggiorno, per regio decreto, proprio ad Avigliano nacque nel 1851 un importante Ospizio per l’istruzione degli orfani poveri, a testimonianza di una sensibilità sociale mai totalmente sopita.
Ricordare il 4 ottobre 1846 non significa indulgere in una nostalgica celebrazione del passato monarchico, ma restituire ad Avigliano la memoria di un tempo in cui si trovò al centro delle cronache del Regno, ospitando l’ultimo vero re della sua storia agraria e cittadina.
SONETTO DI DON MARCO SABIA
Nda sta diatate mie e so granneciedde,
Tenghe quattre ventine,rece e mise,
Nu Rrè accussì,nunn’agge viste e ndise
Ch’annauzela lu ricche e lu poveriedde.
Cammina sopra nu quavaddeciedde,
Pe sparagnà na cosa re turnise,
E fare a chi vracune, a chi cammise
A chi na guarniccciole, a chi guarniedde.
La mane re Die ca nge l’have cuncesse
Idde le pozza tenè re mane, sope,
E farle sta cu munne tant’acciesse.
Pozza tanta allargà lu regnie suie
Ra fare Rè qynte ne porta appierse
A nu paise prune a tutte nuie.
Traduzione
A questa mia età, attempatella,
tengo novant’anni e qualche mese, un Re così non l’ho mai visto e inteso che ascolta il ricco ed il poverello.
Cammina sopra un piccolo cavallo
Per risparmiare un po’ di denaro
Per fare a chi calzoni a chi camicie
A chi ornamenti a chi gonnelle.
Il Signore ce l’ha concesso
Possa tenergli sopra l sue mani
E farlo stare a lungo a questo mondo.
Possa tanto allargare il suor regno
Da fare “re” quanti ne porta appresso
E a noi un paesetto per ciascuno.
Claudio Mancusi

