La Polizia di Stato di Matera, oggi, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 4 pakistani, domiciliati nel comune di Policoro (MT).
L’operazione è stata eseguita da personale della Squadra Mobile della Questura di Matera, del NIL Carabinieri di Matera, della Sezione P.G. Aliquota Carabinieri della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Matera e della Polizia Stradale, distaccamento di Policoro.
L’ordinanza si inserisce nell’ambito di un procedimento penale in cui, allo stato delle indagini e fatti salvi i successivi sviluppi del contraddittorio processuale, vengono ipotizzati a carico degli indagati reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.) e violenza privata (art. 610 c.p.), in concorso tra loro, in danno di numerosi lavoratori stranieri impiegati nei campi agricoli del comprensorio lucano.
Le indagini della Procura della Repubblica di Matera hanno preso le mosse dal grave incidente stradale verificatosi in data 4 ottobre scorso, lungo la “SS 598”, nel territorio di Scanzano Jonico (MT), nel quale hanno perso la vita 4 lavoratori, di nazionalità indiana.
Alla luce della gravità dell’evento e delle prime informazioni emerse sull’impiego delle persone coinvolte in attività di bracciantato agricolo, la Procura della Repubblica ha immediatamente attivato una complessa attività d’indagine, delegando approfonditi accertamenti alla Polizia Stradale di Matera, alla Squadra Mobile della Questura di Matera e al Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Matera e alla Sezione P.G. aliquota Carabinieri della Procura al fine di ricostruire in modo puntuale la dinamica del sinistro e le eventuali responsabilità, anche ai fini del reato di omicidio stradale plurimo (art. 589-bis c.p.), verificare le condizioni di impiego e di vita dei lavoratori stranieri coinvolti, accertare l’eventuale esistenza di un sistema organizzato di “caporalato” e di sfruttamento lavorativo.
Nel corso delle attività investigative, sono stati ascoltati lavoratori stranieri, in particolare di nazionalità indiana, alcuni dei quali sopravvissuti al sinistro e altri presentatisi spontaneamente come persone offese da sfruttamento lavorativo.
Dalla ricostruzione è emersa l’ipotesi dell’esistenza di individui dediti al reclutamento e all’impiego di manodopera straniera per la raccolta di prodotti agricoli, in particolare fragole, presso fondi siti in diversi comuni lucani.
Secondo le contestazioni provvisorie, i lavoratori sarebbero stati ospitati in alloggi sovraffollati e in condizioni abitative ritenute degradanti, con servizi igienici insufficienti e precarie condizioni igienico–sanitarie e avrebbero percepito retribuzioni notevolmente inferiori ai parametri contrattuali, con paghe giornaliere ritenute sproporzionate rispetto alle ore effettivamente lavorate e sarebbero stati impiegati con orari di lavoro particolarmente gravosi, spesso dalle prime ore del mattino e talvolta anche nei giorni festivi, con limitati periodi di riposo e non avrebbero assolutamente beneficiato, secondo le emergenze investigative, delle prescritte tutele in materia di sicurezza sul lavoro, nè della necessaria formazione e dotazione di dispositivi di protezione.
Ulteriori accertamenti hanno, inoltre, fatto emergere presunte condotte intimidatorie e minacciose nei confronti di alcuni lavoratori sopravvissuti al sinistro, finalizzate a indurli a non collaborare con gli inquirenti, fornire una versione dei fatti ritenuta compiacente rispetto agli interessi del gruppo che avrebbe gestito il reclutamento e il trasporto dei braccianti e, infine, indicare quale “caporale” un soggetto deceduto nell’incidente, così da spostare su quest’ultimo la rappresentazione del ruolo di organizzatore.
Anche tali circostanze sono allo stato oggetto di approfondimento, in un quadro investigativo ancora in evoluzione, e costituiscono la base per la contestazione del reato di violenza privata in concorso.
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Matera, valutata la richiesta avanzata dalla Procura e l’insieme degli elementi finora raccolti, ha ritenuto sussistenti, allo stato degli atti, i presupposti per l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti degli indagati.

