Posta tra i monti della Basilicata, Avigliano custodisce una storia che affonda le sue radici nel cuore del Medioevo e oltre. Un tempo sito strategico, culturale e militare, questo centro lucano fu protagonista silenzioso di vicende che coinvolsero Imperatori, Papi e Condottieri.
Al centro di questa trama si erge il Castello di Lagopesole, frazione di Avigliano, che nel XIII secolo divenne uno dei luoghi simbolo del potere imperiale in Italia meridionale.
Durante il Medioevo infatti, Avigliano fu molto più di un semplice borgo di montagna, ma un vero presidio tra i monti e le vie del potere.
La sua posizione, tra i valichi appenninici e le vie di comunicazione che collegavano la costa tirrenica al cuore della Basilicata, la rese un crocevia obbligato per eserciti e viandanti.
L’altura su cui sorge, la rese difendibile, favorendo la costruzione di torri e fortificazioni, già in epoca longobarda e normanna.
Nel XII secolo, con l’arrivo dei Normanni e successivamente con la dominazione sveva, Avigliano entrò, definitivamente, nell’orbita dei grandi giochi politici del Sud Italia.
È in questo contesto che si inserisce l’importanza del Castello di Lagopesole, un monumento che ancora oggi domina la valle di Vitalba fino al Vulture, come un testimone silenzioso di un’epoca lontana.
È Alessandro di Telese a fornirci il primo documento attestante la presenza di una struttura fortificata a Lagopesole: il castello nel 1128 veniva definito “oppidum quod vulgo nominatur Lacumpensilem” (Alessandro Telesino, 1845, I, p. 99). Il Castello di Lagopesole, dimora imperiale e testimone di potere, venne edificato, ampliando una preesistente fortificazione risalente all’epoca di Enrico VI di Svevia, tra il 1242 e il 1250 per volere dell’imperatore Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi.
A differenza delle altre sue fortezze, questa si distingue per un’impronta monastica e residenziale al tempo stesso, per la presenza di una chiesa in solenne stile romanico, unicum tra i castelli federiciani. Non fu soltanto una roccaforte, ma una vera e propria dimora imperiale, concepita anche come luogo di svago e residenza di caccia.
Il passaggio di Imperatori, Papi e Condottieri
Dopo la morte di Federico II, il castello continuò a essere un luogo nevralgico per la politica del Regno di Napoli. In particolare, Carlo I d’Angiò, conquistatore del regno svevo, lo utilizzò come base per il consolidamento del suo potere nel Sud. In seguito, la struttura passò agli Aragonesi, poi, ai Caracciolo nel 1416 e infine ai Doria nel 1530 e fino al 1969, nobili feudatari per diversi secoli.
Nel 1059 si ha notizia del passaggio per Avigliano di Roberto il Guiscardo, che fu ospitato nel Borgo dell’Annunziata (Cronistoria manoscritta del Notar Leonardo De Carlo, riportata da E. Gallicchio in “La mia terra del Sud”, Ed. La Nuova Libreria, Potenza, 1969).
Nel settembre del 1089, Papa Urbano II, al secolo Ottone de Lagery, avendo presieduto dal 10 al 17 settembre il III Concilio di Melfi, come riporta il cronista dell’epoca, Lupo Protospata, pianificò e decise la Prima Crociata, formalmente proclamata poi a Clermont il 25 novembre 1095: passò dal Castello di Lagopesole recandosi a Banzi per consacrare la nuova chiesa, scortato dai principi normanni Ruggero e Boemondo, figli del celebre Roberto il Guiscardo.
Tra i mesi di giugno e luglio 1137 sono ospiti nel Castello di Lagopesole, per circa un mese, Papa Innocenzo II e l’Imperatore Lotario III. Dal 4 al 18 luglio si tenne proprio qui l’ultima sessione del Quinto Concilio di Melfi, come riporta lo storico meridionalista Giustino Fortunato citando Falcone Beneventano (G. Fortunato, Il Castello di Lagopesole, Trani, 1902).
Il 1 luglio 1137 giunse a Lagopesole Rainaldo, abate di Montecassino, insieme a una folta delegazione. Al loro arrivo, Lotario III diede il consenso di piantare le tende “iuxta suum papilionem”, ma lontane dal padiglione del Papa. La notizia risulta particolarmente interessante perchè ci fa subito intendere che la fortificazione esistente a Lagopesole era di piccolissime dimensioni e non poteva ospitare un grande numero di persone (ibidem).
Tra il 1148-1149, Re Ruggero II di Sicilia, detto il Normanno, soggiornò a Lagopesole.
Nel 1149, Re Luigi VII di Francia, detto il Giovane, reduce dalla disastrosa Seconda Crociata, sorpreso nel mar di Siria dalla flotta bizantina e per miracolo tratto in salvo dalle navi di Re Ruggero, fu da questi ospitato per tre giorni a Lagopesole (ibidem).
Federico II risiedette a Melfi a più riprese: nel settembre 1230, dalla fine di maggio al settembre 1231, nelle estati del 1232, del 1242, del 1243, del 1246 e del 1247, proprio in questi periodi, l’Imperatore e la sua corte più volte soggiornarono anche a Lagopesole.
Tra il 1259 e il 1265, Manfredi, re di Sicilia, figlio dell’imperatore Federico II, preferì Lagopesole a Melfi, fissando qui la sua dimora (Atti del Convegno internazionale di studio promosso dall’Istituto Internazionale di Studi Federiciani, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Castello di Lagopesole, 16-19 ottobre 1997), a cura di C.D. Fonseca, Roma 1998, pp. 59-75, in Enciclopedia Treccani).
Il 30 giugno 1266, “in camera palatii Lacuspensilis”, la Regina Beatrice, stanca e malata, fece testamento alla presenza di Bartolomeo Pignatelli, Arcivescovo di Messina, Goffredo di Beaumont, Cappellano del Papa e Cancelliere del Regno insieme a Giovanni d’Acy, anch’egli presente, Barral di Beaux, che avrà in futuro il comando della Sicilia, e il “miles” Pietro di Cambelin. Il testamento venne rogato dal regio notaio Reginaldo da Coney (G. Fortunato, I feudi e i casali della valle di Vitalba, Trani 1898, p. 90).
Ad agosto 1266 dello stesso anno il Re ricevette a Lagopesole, Elena d’Epiro “relicta quondam Manfridi principis”, che su invito di Carlo si spostò “a Trano usque ad Lacuspensilis” (ibid., p. 93).
Nel 1294, un evento leggendario arricchì la storia del castello, Celestino V, il Papa eremita che rinunciò al Pontificato dopo pochi mesi, durante il suo tragico viaggio verso la prigionia a Napoli, sotto la custodia di Bonifacio VIII, fu di passaggio proprio da questo castello.
Anche Giovanna I d’Angiò, regina di Napoli, transitò da Lagopesole, portando con sè la corte itinerante e contribuendo alla vitalità culturale della zona. Sarà poi uccisa nel castello di Muro Lucano il 27 luglio del 1382.
Oggi, camminare tra i vicoli di Avigliano o sotto le arcate del Castello di Lagopesole, significa toccare con mano secoli di storia. Le pietre del castello raccontano di guerre e trattative, di ospiti illustri e potere imperiale. Avigliano ha svolto un ruolo fondamentale nel tessuto politico e militare del Medioevo lucano e meridionale.
Il recupero della memoria storica di questi luoghi non è solo un dovere culturale, ma anche un’opportunità, per riscoprire un’identità profonda, e per valorizzare un territorio che ha ancora molto da raccontare.
Infine, il 4 ottobre del 1846, Re Ferdinando II, in visita, nella regione Basilicata, sarà l’ultima testa coronata a passare per Avigliano, ospite di Don Giulio Corbo, nella sua masseria di Iscalunga per poi proseguire alla volta di Atella.
Fonti:
Archivio di Stato di Potenza;
Archivio di Stato di Salerno;
Archivio di Stato di Napoli;
Cronache angioine e sveve (XIII-XIV sec.);
Studi su Federico II (Università di Bari – Dip. di Studi Medievali);
G. Fortunato, Il Castello di Lagopesole, Trani, 1902;
G. Fortunato, I feudi e i casali della valle di Vitalba, Trani 1898;
E. Gallicchio in “La mia terra del Sud”, Ed. La Nuova Libreria, Potenza, 1969;
Alessandro Telesino, De rebus gestis Rogerii Siciliae regis libri I e IV, in Cronisti e scrittori sincroni napoletani, a cura di G. Del Re, Napoli 1845;
Atti del Convegno internazionale di studio promosso dall’Istituto Internazionale di Studi Federiciani, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Castello di Lagopesole, 16-19 ottobre 1997), a cura di C.D. Fonseca, Roma 1998, pp. 59-75.
È quanto redatto e inviato in redazione, da Claudio Mancusi.
Redazione
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