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Nucleare in Italia, 3,7 miliardi di euro pagati dai cittadini

È scoppiato il caso nucleare in Italia ed ora, tutti i politici sono contro.

Ma i mesi scorsi dove erano?

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=3582939785122184&id=100002185931794

Nessuno, però, ha capito bene che i consumatori hanno già pagato 3,7 miliardi di euro, con la bolletta elettrica, per gestire la “SOGIN” ed alla popolazione, ogni 14 mesi di ritardo, per lo smantellamento dei siti, di ogni tipo, che troviamo in diverse regioni del nostro Paese, comporta un costo aggiuntivo di circa 150 milioni di euro.

“Mica sono noccioline”.

È quanto direbbe un noto attore italiano.

Infatti, l’intera somma, che aumenta di anno in anno, è scaricata sulle nostre bollette elettriche mensili e vanno direttamente alla società in questione che ci costa ben 1,4 miliardi l’anno, solo di funzionamento con i suoi 953 dipendenti e, da 19 anni, è già tutto pagato, con la nostra bolletta della luce.

L’opera di smantellamento delle ex centrali nucleari si sarebbe dovuta concludere nel lontano 2010.

Ad ora, però, non è ancora nemmeno cominciata, ed ora, si parla addirittura del 2036, con una spesa totale, aggiuntiva, prevista pari a 10 miliardi di euro, pagata sempre tramite un’accisa in bolletta.

Notizie, queste, non piacevoli a nessun politico, di qualsiasi area, perchè non fa alcun piacere nei propri ambienti.

Ricordiamo che la SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari)  appartenente allo Stato italiano, che chiude i bilanci sempre in attivo, è responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari, della gestione e la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare.

Per chi non ne fosse informato, la società è stata costituita il 1º novembre del 1999, in ottemperanza al decreto Bersani, del centrosinistra, e a seguito del referendum del 1987.

Nel 2.000, le proprie azioni, trasferite al “MEF“, le vengono conferite tutte le ex centrali nucleari e con d.l. del 15 febbraio 2010, n. 31 le è stata affidata la responsabilità di realizzare e gestire il Parco tecnologico, comprensivo del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani.

Il costo totale, è arrivato a sfiorare i 10 miliardi di euro, sempre tramite un’aggiunta nella bolletta della luce di noi tutti cittadini.

Passano gli anni e si accumulano i ritardi, ma cosa ha fatto nel frattempo la Sogin?

È una domanda che si chiede la politica in generale?

No, se lo chiede, invece, la “Federcontribuenti“, presieduta da Marco Paccagnella, con la sua sede legale e segreteria nazionale a Roma, in piazza Cola di Rienzo, 92,  06/87153355 – 06/98356606 – fax 06/56562646 – mail info@federcontribuenti.it.

Inoltre, quello che si chiede anche è del perchè, sia l’Autorità di Vigilanza che il Ministero dello Sviluppo, non sono mai intervenuti sui gravissimi ritardi accumulati negli anni dalla società in questione, pagata, tra l’altro da tutti noi?

Le attività di smantellamento sono finanziate tramite la componente A2 che troviamo come voce spesa sulle nostre “care” bollette della luce che, in questo periodo di emergenza sanitaria nazionale, da chi ci governa, sono state fatte pagare senza di slittare neanche di un giorno.

Infine, ecco cosa prevede il parco di deposito nazionale delle scorie nucleari.

Il progetto si chiama “Cemex“, con la costruzione di un impianto per la cementificazione dei rifiuti radioattivi liquidi.

La SOGIN ha fatto sapere che “il deposito nazionale sarà un’infrastruttura ambientale di superficie, che accoglierà definitivamente 75mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività”.

Di questi, il 60% proviene dallo smantellamento degli impianti nucleari e il restante 40% dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca che continueranno a produrre i rifiuti anche dopo l’entrata in esercizio del deposito.

La società, aveva anche precisato che “per realizzarlo è previsto un investimento complessivo di circa 1,5 miliardi di euro, la costruzione doveva iniziare nel 2019, pronta per la fine del 2024, con un esercizio di 40 anni, fino al 2065, quando sarà chiuso ed inizierà il suo esercizio istituzionale di circa 300 anni”.

Ma dove nascerà il deposito nazionale di rifiuti nucleari?

Questo, ancora non è deciso, ma è stato previsto anche un bonus per i sindaci collaborativi.

“A partire dal 2019, però – come dichiarato tempo addietro in Senato – inizierà a rientrare il combustibile da Inghilterra e Francia per la messa in sicurezza attraverso la tecnica del riprocessamento”.

Questo, poichè il deposito non è ancora pronto, dove verrà stoccato il materiale interessato?

Far riprocessare questo combustibile in Francia e in Inghilterra ha comportato un notevole esborso di denaro pubblico, che si parla di circa 60 milioni di euro l’anno.

“Si ricorda al riguardo – aggiunge il comunicato stampa inviato in redazione – che la componente tariffaria A2 della bolletta elettrica è destinata alla copertura dei costi per lo smantellamento delle centrali nucleari e che l’ammontare complessivo annuo del contributo è definito mediante la determinazione di aliquote della tariffa elettrica per un gettito complessivo pari a 0,015 centesimi di euro per ogni kwh prelevato dalle reti, con aggiornamento annuale sulla base degli indici ISTAT dei prezzi al consumo”.

Nel frattempo, però, ovunque, si continua ad ammalarsi e morire di cancro.

Rocco Becce

DI Rocco Becce

Email: robexdj@gmail.com