Consentire ai treni di viaggiare, come altrove, a 300 km/h, e non alla falsa velocità di rete, di circa 150 km/h; rendere chiaro che parlare di “Frecciarossa” al Sud, significa agitare solo uno specchietto per le allodole, per giustificare il rincaro dei prezzi anche del 40% senza un reale risparmio di tempo; le Ferrovie dello Stato dovrebbero investire le giuste risorse nel Mezzogiorno, infatti, dal 2000 al 2017 a fronte di una superficie pari al 40,3% del territorio nazionale, hanno investito soltanto il 21% nel Sud Italia; occorre adeguare il prezzo dei biglietti al reale servizio offerto, perchè non è pensabile che per una tratta ad Alta Velocità effettiva, da Roma a Firenze, il prezzo per ogni 100 km. sia di 6,9 euro, per una velocità commerciale di 208 km/h e per Napoli – Reggio Calabria, non alta velocità, il prezzo sia di 9,3 euro ogni 100 km, per una velocità commerciale di 107 km/h; a un servizio inefficiente e scadente si aggiunge anche una diminuzione della frequenza degli stessi collegamenti, con i risultati che tutti conosciamo e che diventano drammatici quando si tratta di prendere un aereo o una coincidenza.

Sono questi i punti fondamentali proposti dal “Movimento 24 Agosto“, per l’Equità Territoriale, in una serie di flash mob che si concluderanno sabato prossimo 11 luglio, in Campania, presso la stazione di Salerno.

Con la massima sicurezza anti-Covid, la manifestazione, contro l’altra velocità, che mette sotto accusa le Ferrovie dello Stato, è stata organizzata in Basilicata, a Maratea, in provincia di Potenza.

“Chi va piano va sano e va lontano”, ma non è sempre vero, sopratutto quando si va a rilento praticamente da sempre.

“È la condizione in cui versano i trasporti ferroviari nel Mezzogiorno d’Italia, dove non esiste l’Alta Velocità, ma l’altra velocità”.

A dirlo, è proprio il movimento fondato un anno fa, nel Parco della Grancia, da Pino Aprile, giornalista, scrittore e noto meridionalista che spiega, così, la sua iniziativa.

“Abbiamo voluto rendere evidente l’insopportabile iniquità che esiste nel nostro paese nel campo dei trasporti. Nel 2020, al Nord si impiegano meno di tre ore per fare 750 Km mentre al Sud, come in Sicilia, succede che per fare 300 Km., con l’unico treno giornaliero che parte alle ore 4.00 di mattina occorrono ben 13 ore, senza dimenticare che a Matera, “Capitale Europea della Cultura 2019“, il treno non è mai arrivato”.

L’originale manifestazione di denuncia e sensibilizzazione è partita da Reggio Calabria e di sabato in sabato, gli attivisti e i simpatizzanti del movimento, stanno letteralmente risalendo l’Italia, toccando le diverse località tagliate fuori da un servizio che, altrove, è presente e funziona molto bene.

Vibo Valentia, Pizzo Calabro, Lamezia, Paola e, questa settimana, la carovana di protesta è giunta nella Perla del Tirreno, dove è stata accolta da una numerosa delegazione di aderenti al movimento, guidato dal referente regionale, Nicola Manfredelli.
Redazione
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