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Barcellona Pozzo di Gotto, 5 falsi invalidi scoperti dalla Gdf

In Sicilia, i militari delle Fiamme Gialle della Tenenza di Barcellona Pozzo di Gotta, in provincia di Messina, grazie ad una puntuale attività di osservazione, pedinamenti e mirate riprese fotografiche, hanno ripreso 5 falsi invalidi, mentre girovagavano tra le vie della città schivando, nel traffico cittadino, ostacoli e auto in transito e in sosta, scegliendo prodotti tra gli scaffali dei supermercati e, in un caso, giocando anche alle slot machine. 

Tutto questo, dopo approfondite indagini coordinate dalla locale Procura della Repubblica, finalizzate al contrasto delle truffe aggravate ai danni dello Stato, in materia di sussidi pubblici. Quattro dei cinque indagati sono uomini di età compresa tra i 40 e i 60 anni che, sulla carta, figuravano come “non vedenti assoluti”, mentre una quinta persona, una donna di 78 anni, risultava essere affetta da cecità parziale. 

I finanzieri barcellonesi, grazie anche all’ausilio di un dirigente medico specializzato nel settore che ha analizzato e valutato il materiale video-fotografico raccolto, hanno rilevato l’incompatibilità delle azioni compiute dai soggetti indagati con lo stato di cecità dichiarato, segnalando all’autorità giudiziaria l’assenza di quei limiti visivi previsti dalla legge, che legittimano prestazioni assistenziali erogate dall’INPS e tra queste persone anche chi, sfruttando la propria falsa disabilità, ha usufruito del beneficio dell’assunzione presso enti pubblici, prevista dalla specifica normativa solo per le persone affette dalla grave patologia della cecità totale e nel caso specifico, due dei soggetti denunciati lavoravano come centralinisti. 

Gli indagati, alla luce della significativa discrepanza fra la certificazione sanitaria prodotta e l’effettivo stato di salute manifestato, oltre ad essere stati segnalati alla Corte dei Conti per il danno erariale arrecato, dovranno rispondere del reato di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per il quale sono previsti sino a 6 anni di reclusione.

Rocco Becce robexdj@gmail.com

DI Rocco Becce

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Direttore Editoriale